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	<title>Riabilitart &#187; manipolazione fasciale</title>
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		<title>SINDROME DEL TUNNEL CARPALE</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 08:53:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sindrome del tunnel carpale è un disturbo da compressione nervosa abbastanza comune, che causa dolore, senso di intorpidimento e formicolio al polso, alla mano e alle dita. La causa è raramente una sola; infatti, di solito, la sindrome del tunnel carpale è il risultato di una combinazione di diverse circostanze. I sintomi peggiorano con il tempo e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2017/10/tunnel-carpale.jpg"><img class=" size-medium wp-image-380 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2017/10/tunnel-carpale-300x225.jpg" alt="tunnel-carpale" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La sindrome del tunnel carpale è un disturbo da compressione nervosa abbastanza comune, che causa dolore, senso di intorpidimento e formicolio al polso, alla mano e alle dita.<br />
La causa è raramente una sola; infatti, di solito, la sindrome del tunnel carpale è il risultato di una combinazione di diverse circostanze. I sintomi peggiorano con il tempo e tendono a farsi più acuti e insopportabili durante la notte. Un esame obiettivo accurato è sufficiente, molto spesso, per diagnosticare il disturbo; tuttavia, in alcuni casi, il medico richiede ulteriori controlli per accertarsi che non vi siano altre patologie in atto. La terapia può essere conservativa o chirurgica, a seconda della gravità e della durata della sintomatologia.</p>
<p>Il tunnel carpale è una struttura osteo-legamentosa, fatta ad arco e situata tra la parte interna del polso e il palmo della mano. Esso viene chiamato tunnel perché forma uno stretto passaggio per nove tendini e per un nervo, sensitivo e allo stesso tempo motorio, denominato nervo mediano. Lateralmente e posteriormente al tunnel carpale, ci sono le ossa della mano, dette anche ossa carpali. Il nervo mediano origina circa a livello dell&#8217;ascella, scorre lungo tutto il braccio e, passando attraverso il polso, raggiunge il palmo e le dita della mano (escluso il mignolo).<br />
Esso ha sia una funzione sensitiva, in quanto provvede alle capacità tattili del palmo della mano, sia una funzione motoria, in quanto permette di muovere il pollice, l&#8217;indice, il medio e una parte dell&#8217;anulare.</p>
<p>La sindrome del tunnel carpale può colpire chiunque. Tuttavia, secondo diversi studi statistici, insorge prevalentemente in età medio-avanzata, attorno cioè ai 45-60 anni, e colpisce più donne che uomini (il rapporto, infatti, è di 3 a 1 per il sesso femminile). La sindrome del tunnel carpale insorge quando il nervo mediano, a livello del tunnel carpale, subisce una compressione nervosa tale per cui perde parte della sua funzione sensitiva e parte della sua funzione motoria.<br />
La sindrome del tunnel carpale colpisce il polso, il palmo della mano e le dita controllate dal nervo mediano (ovvero pollice, indice, medio e parte dell&#8217;anulare). I sintomi principali come dicecvamo sono tre: formicolio, senso di intorpidimento  e dolore.<br />
Essi compaiono in modo graduale, mai improvvisamente, e tendono a peggiorare in due situazioni: nel corso della notte, forse a causa delle involontarie flessioni del polso, e mettendo continuamente in tensione le articolazioni interessate.<br />
Nella maggior parte dei casi, il medico diagnostica la sindrome del tunnel carpale con un esame obiettivo accurato e con una valutazione meticolosa della storia clinica e delle abitudini del paziente. Tuttavia, in alcune rare circostanze, deve ricorrere a degli esami più specifici, come per esempio l&#8217;elettromiografia, per assicurarsi che i disturbi non siano dovuti a cause diverse.<br />
Il trattamento terapeutico per la sindrome del tunnel carpale dipende dalla gravità e dalla durata dei sintomi. Infatti, la terapia è conservativa (cioè non chirurgica) quando i disturbi al nervo mediano sono moderati, sopportabili e presenti da pochi mesi; è invece chirurgica quando la sintomatologia è intensa, tale da condizionare la vita quotidiana, e in atto da almeno 6 mesi.</p>
<p>Per quanto riguarda le terapie più idonee da eseguire sono sicuramente manipolazioni fasciali per allentare la tensione sul nervo e il trattamento osteopatico per il riequilibrio di tutta la zona, mentre per sfiammare il nervo mediano le terapie più indicate sono l&#8217;esecuzione di tecarterapia e laserterapia.<br />
fonte://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/sindrome-tunnel-carpale.html</p>
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		<title>SINDROME DEL PIRIFORME</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 10:10:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sindrome del piriforme è un disturbo molto doloroso causato dalla contrattura, ispessimento e ipertrofia di questo muscolo. Il più grande nemico dei pazienti con la Sindrome del Muscolo Piriforme è la scarsa conoscenza di questa patologia: da uno studio di Silver e Leadbetter (1998) risulta che su 65 medici intervistati, il 7% ritiene che non esista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-360 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2017/01/piriforme-gluteo-grande-medio-piccolo-400x260-300x195.jpg" alt="piriforme-gluteo-grande-medio-piccolo-400x260" width="300" height="195" /></p>
<p>La sindrome del piriforme è un disturbo molto doloroso causato dalla contrattura, ispessimento e ipertrofia di questo muscolo. Il più grande nemico dei pazienti con la Sindrome del Muscolo Piriforme è la scarsa conoscenza di questa patologia: da uno studio di Silver e Leadbetter (1998) risulta che su 65 medici intervistati, il 7% ritiene che non esista e il 21% non sa rispondere alla domanda “cos’è?”, o mostra perplessità sull’argomento. Questo è il motivo per cui spesso questa sindrome non è diagnosticata oppure viene scambiata per lombosciatalgia.</p>
<p>Il muscolo piriforme può diventare ipertrofico (più grande) e rigido, questi fenomeni possono causare la cosiddetta<strong> sindrome del muscolo piriforme</strong> (o sindrome del piriforme).<br />
Una disfunzione del muscolo piriforme può causare una rotazione anteriore del bacino. Questa sindrome, scambiata spesso per trocanterite ovvero infiammazione dell’inserzione tendinea sul grande trocantere del femore, colpisce soprattutto le femmine (rapporto 6:1 rispetto ai maschi), nei casi più gravi può essere invalidante, tanto da limitare le attività quotidiane.</p>
<p>Questo muscolo svolge la rotazione esterna del femore con l’anca in posizione neutra, mentre se l’anca è flessa oltre 90° allora il piriforme la ruota internamente.<br />
Nell’80-90% dei soggetti il nervo sciatico decorre anteriormente al piriforme, nel 10/15% il nervo sciatico attraversa completamente o parzialmente il muscolo piriforme, nei casi rimasti si divide in due parti: porzione peroniera e tibiale, le quali passano posteriormente e anteriormente al muscolo. Di solito è un disturbo unilaterale, ma in certi casi può diventare bilaterale con il passare del tempo.</p>
<p>Il soggetto affetto da sindrome del piriforme sente dolore al centro del gluteo che si può irradiare lungo la parte posteriore della coscia fino al ginocchio. I movimenti più dolorosi sono le rotazioni, in particolare girarsi nel letto e accavallare le gambe da seduto. Nella maggioranza dei casi le fitte si presentano stando seduti perché si appoggia il peso sul muscolo piriforme, inoltre è possibile sentire fastidio dopo qualche minuto di cammino.</p>
<p>La sciatica può essere causata dalla sindrome del muscolo piriforme, ossia intrappolamento del nervo sciatico mentre passa adiacente al muscolo.<br />
Il test Lasegue di solito è negativo, ma i movimenti contro resistenza in abduzione o adduzione provocano dolore forte o terribile.<br />
Se il fastidio raggiunge il ginocchio, alcuni pazienti hanno una deambulazione con zoppia perché ad ogni passo provano dolore in quella zona, ma nella maggioranza dei soggetti, il movimento e il cammino danno sollievo.</p>
<p>Il dolore da sciatica è insopportabile e può essere causato da un’ernia del disco, una massa tumorale, stenosi lombare, un’ematoma interno dei muscoli ischio-crurali (semimembranoso, semitendinoso e bicipite femorale), oppure dal muscolo piriforme che in caso di infiammazione aumenta di volume e comprime il nervo sciatico provocando fitte al gluteo e alla gamba.<br />
La frequenza è maggiore di quanto si pensa, in uno studio compiuto su 240 pazienti con dolore lungo il decorso dello sciatico, nel 40% la causa era la Sindrome del Piriforme.<br />
Spesso si confonde la lombosciatalgia da ernia del disco con la sindrome del piriforme perché entrambe danno dolore lungo il decorso del nervo sciatico.<br />
È possibile confondere questo dolore anche con quello provocato dalla degenerazione e fissurazione del disco intervertebrale nella sua componente esterna (anulus fibroso), infatti i sintomi si avvertono sulla zona più alta del gluteo e sulla cresta iliaca.</p>
<p>Il dolore da compressione dello sciatico può essere dato dallo schiacciamento verso la zona esterna del grande forame ischiatico o dal soffocamento tra i fasci del Piriforme.<br />
La differenza tra Sindrome del Piriforme e Lombo-Sciatalgia sta nella zona di partenza del dolore, nel primo caso inizia dalle vertebre sacrali, ma in quella zona è minima, mentre nel secondo il dolore parte a livello lombare con forte dolore, soprattutto nel movimento di estensione in piedi. Una disfunzione del muscolo piriforme può essere accompagnata da dolore inguinale, mal di pancia e nell’interno coscia.</p>
<p>Per quanto riguarda il trattamento di questa patologia, le terapie più consigliate sono l&#8217;utilizzo di Tecar terapia e la manipolazione fasciale, dolorosa per il paziente, ma il cui punto di forza è che lavora sulla causa del problema e non sui sintomi. Il muscolo piriforme dev’essere trattato anche se il paziente arriva in ambulatorio solo con la lombalgia perché questo muscolo può causare la rotazione del bacino e provocare mal di schiena.</p>
<p>La ripresa dell’attività sportiva (o lavorativa) deve avvenire in modo graduale.<br />
È buona norma non tenere il portafogli nella tasca dei pantaloni, inoltre bisognerebbe dormire con un cuscino tra le ginocchia per mantenere il muscolo rilassato. Non si possono sapere in anticipo i tempi di guarigione di questo disturbo, ma se il paziente ha la sindrome del piriforme e nessun altro disturbo lombare o sacrale, con le cure adatte può guarire completamente in poche sedute (circa 3 settimane); mentre se la persona soffre anche di altri disturbi lombari (per esempio l’infiammazione del nervo sciatico), i sintomi possono rimanere per molti mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: http://www.fisioterapiarubiera.com/dolore-anca/sindrome-del-piriforme/</p>
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		<title>EPICONDILITE &#8211; gomito del tennista</title>
		<link>http://www.riabilitart.it/epicondilite-gomito-del-tennista/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 13:22:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’epicondilite è un dolore localizzato all’epicondilo che rende dolorosi, o quando è molto grave anche impossibili, alcuni movimenti semplici come ruotare la maniglia della porta oppure versare da bere. L’epicondilo è un distretto anatomico che si trova all’altezza dell’articolazione del gomito: è facilmente individuabile portando il braccio a 90 gradi, piegando il gomito e ruotando la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/12/epicondilite.jpg"><img class=" size-medium wp-image-325 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/12/epicondilite-300x238.jpg" alt="epicondilite" width="300" height="238" /></a></p>
<p>L’epicondilite è un dolore localizzato all’epicondilo che rende dolorosi, o quando è molto grave anche impossibili, alcuni movimenti semplici come ruotare la maniglia della porta oppure versare da bere. L’epicondilo è un distretto anatomico che si trova all’altezza dell’articolazione del gomito: è facilmente individuabile portando il braccio a 90 gradi, piegando il gomito e ruotando la mano ponendo il palmo verso il basso. L’area sopra il gomito, appunto è quella interessata dall’epicondilite, ovvero l’infiammazione dei muscoli che si inseriscono sull’epicondilo.</p>
<p>Spesso erroneamente, viene chiamata anche <strong>Gomito del tennista,</strong> in quanto il tennis è uno di quegli sport che spesso genera  infiammazioni all’epicondilo, ma va ricordato che anche altri soggetti possono esserne colpiti, come muratori e manovali, o chiunque esegua ripetutamente dei movimenti di flessione del braccio e rotazione del polso.</p>
<h5><strong>CAUSE</strong></h5>
<p>Generalmente vanno ricercate in uno scorretto uso dell’articolazione che messa in sovraccarico, tende ad infiammarsi nella componente epicondilare, ma non va assolutamente sottovalutata la compresenza di patologie  a carico del rachide cervicale (c5-c6-c7), e proprio la compresenza di cervicalgia deve destare sospetto e attenzione nel trattamento per evitare il fallimento per incompletezza di trattamento alla fonte del problema.</p>
<h5><strong>DIAGNOSI</strong></h5>
<p>Il dolore specifico alla palpazione dell’epicondilo rappresenta il segno che caratterizza l’affezione. Viene eseguito sul gomito piegato a 90 gradi, e si palpa così il tendine comune epicondileo, l’interlinea omero-radiale, il bordo esterno della testa radiale e la zona in cui emerge il nervo radiale. Alla palpazione quasi sempre si apprezzano un paio di cordoni mialgici nel muscolo corto supinatore e nei muscoli radiali. Altro segno quasi certo è il dolore provocato nei muscoli epicondilari, quando si chiede una estensione contrastata del polso a dita flesse e l’estensione contrastata delle dita, sopratutto del medio.</p>
<h5 class="video-youtube"><strong>TRATTAMENTO</strong></h5>
<p>Generalmente questa patologia è molto ostica, e il trattamento orale mediante antinfiammatori come Fans, non basta ( al primo dolore si può assumere un antinfiammatorio, ma non è consigliato l’uso per oltre i 5 giorni, e sempre sotto controllo medico). Se persiste la sintomatologia dolorosa, va preso in esame il trattamento di fisioterapia per l’epicondilite, il prima possibile, per evitare fenomeni di cronicità, che possono allungare di molto la guarigione.</p>
<p>Per prima cosa, va assolutamente allontanata la causa del dolore (racchetta da tennis, lavoro manuale intenso..ecc) fino al completo superamento del dolore. Evitare Prove varie per testare il livello di infiammazione, in quanto avrebbero solamente come effetto il riacutizzarsi della sintomatologia.</p>
<p>Come secondo rimedio, è consigliata la crioterapia: Borsa del ghiaccio classica, con cubetti, da mettere sulla zona dolorosa per almeno 15 minuti, 3 volte al giorno (non tenere sulla zona per oltre il tempo consigliato, pena ustioni da freddo).</p>
<p>Durante la giornata, è possibile provare a migliorare il “Sovraccarico” dell’epicondilo, mediante l’uso di un piccolo tutore, che va posizionato subito al di sotto della zona dolente, proprio nell’area molle al tatto. Tale tutore può essere usato anche durante gli allenamenti nel tennis, o durante le sessioni in moto.</p>
<p>Nel caso in cui i consigli sopra descritti non dovessero sortire un adeguato risultato, si può passare al trattamento ribilitativo che prevede una serie di metodologie da mettere in atto: il fisioterapista, valuta l’area coinvolta nell’infiammazione, andando ad analizzare quale muscolo è maggiormente doloroso. Si valuta anche il movimento che da maggiore dolore, ed eventualmente se vi è una corrispondenza a livello cervicale, per poterla trattare direttamente. Successivamente si può intervenire attraverso manipolazioni e un consistente lavoro sulla componente miofasciale in modo da allentare le tensioni che hanno generato quest&#8217;infiammazione e il suddetto lavoro può essere coadiuvato dall&#8217;azione di terapie fisiche quali tecarterapia, laser yag ad alta potenza o onde d&#8217;urto; sempre al fine di ridurre l&#8217;infiammazione.</p>
<p>Altri fattori da non sottovalutare sono un&#8217;adeguato stretching, in quanto un giusto allungamento permette un movimento corretto di tutte le strutture e l&#8217;utilizzo del kinesiotape per la riduzione dell&#8217;edema e dalla congestione.</p>
<p>È previsto inoltre in letteratura il trattamento con mesoterapia e infiltrazioni con cortisone e acido ialuronico.</p>
<h5><strong> TRATTAMENTO CHIRURGICO</strong></h5>
<p>La chirurgia è riservata a quelle situazioni in cui il trattamento non invasivo, non ha sortito i giusti risultati. Va comunque ricordato, che il trattamento di una epicondilite, può durare anche diverse sedute (anche 15-20 sedute possono essere necessarie a contrastare i casi cronici o molto resistenti).</p>
<p>Le tecniche chirurgiche più utilizzate sono:</p>
<ul>
<li>denervazione dell’epicondilo (Kaplan, Wihelm)</li>
<li>escissione del tessuto patologico del tendine</li>
<li>disinserzione del tendine a raschiamento dell’epicondilo (hohmann) associato eventualmente a una sezione del legamento anulare</li>
<li>allungamento del secondo radiale</li>
<li>ablazione dello pseudomenisco o delle frange sinoviali</li>
<li>liberazione della branca posteriore del nervo radiale</li>
<li>disinserzione dei muscoli epicondilei</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: <a href="http://www.mdmfisioterapia.it/patologie/epicondilite/">www.mdmfisioterapia.it/patologie/epicondilite/</a></p>
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		<title>ELIMINARE IL DOLORE CON LA MANIPOLAZIONE FASCIALE</title>
		<link>http://www.riabilitart.it/eliminare-il-dolore-con-la-manipolazione-fasciale/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 08:02:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tessuto connettivo, spesso sottovalutato e poco considerato, è alla base del nostro sistema motorio. Quando questo si “densifica” insieme a traumi o posture sbagliate, può creare molti problemi che si manifestano attraverso il dolore. Con la manipolazione fasciale si può restituire fluidità del movimento e assenza di dolore. Quando soffriamo di dolori cronici, anziché [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il tessuto connettivo, spesso sottovalutato e poco considerato, è alla base del nostro sistema motorio. Quando questo si “densifica” insieme a traumi o posture sbagliate, può creare molti problemi che si manifestano attraverso il dolore. Con la manipolazione fasciale si può restituire fluidità del movimento e assenza di dolore.</p>
<p>Quando soffriamo di dolori cronici, anziché la classica “pillolina” per soffocare il sintomo, ci rivolgiamo a qualche esperto che sia in grado di eseguire trattamenti che mirino direttamente al problema.  Ed ecco che in nostro soccorso intervengono osteopati, fisioterapisti e chiropratici che possono essere certamente d’aiuto, ma in molti casi tuttavia non sono in grado di manipolare il punto reale d’origine del problema, ma manipolano, indicativamente, la parte dolorante.</p>
<p>Con questi metodi tradizionali si ottengono buoni risultati, non sempre però sono duraturi ed efficaci in tutti i casi. Per colmare questa lacuna, sempre più esperti sono ora in grado di eseguire la cosiddetta “manipolazione fasciale”, tecnica ideata da fisioterapisti di grande fama: <span class="nero">Luigi, Antonio e Carla Stecco</span>.<br />
La manipolazione della fascia è una tecnica derivata da quella che si chiamava “manipolazione neuro connettivale”. È proprio il tessuto connettivo quello che viene maggiormente preso in considerazione da questa dolce tecnica manipolativa. Un tessuto senza soluzione di continuità che si trova longitudinalmente nel tronco e negli arti e in orizzontale su tutte le altre zone corporee. Nei libri di anatomia si prende in esame il sistema muscolare da solo e non si tiene presente che è il connettivo a far sì che il sistema muscolare interagisca con lo scheletrico; senza di esso non potremmo muoverci realmente.</p>
<p>Il connettivo riveste tutti i livelli muscolari collegando tra loro la totalità dei i muscoli, anche se di diverso tipo, e legandoli in maniera funzionale tra loro durante il movimento. Gli esperti di manipolazione fasciale la utilizzano come punto di riferimento del sistema nervoso centrale per la coordinazione motoria.<br />
Se per esempio accusate del forte dolore alla sommità del capo, un massaggiatore “normale” potrebbe agire direttamente in quella zona, mentre un esperto in manipolazione fasciale potrebbe farvi eseguire dei test per trovare il punto di origine che, in questo caso, secondo il dottor Stecco potrebbero trovarsi a livello della protuberanza dell’occipite.</p>
<p>Un manipolatore fasciale esegue sempre quella che viene definita “verifica motoria”, ovvero chiede al paziente di muovere il segmento dolente nei tre piani dello spazio controllando la limitazione articolare, dopodiché attua una contro-resistenza:  oppone la massima resistenza al movimento del paziente per testare la sua forza muscolare, sia dalla parte dolorosa sia dalla parte opposta del corpo.</p>
<p>Alla verifica motoria segue quella palpatoria, in cui l’operatore “tocca” la parte relativa all’origine del dolore, maneggiandola in profondità; spesso lì si rilevano delle rugosità a causa della densificazione della fascia. «Per densificazione  s’intende l’incapacità  della fascia di allungarsi e di assecondare gli stiramenti provenienti  dalle fibre muscolari sottostanti», scrivono Luigi e Antonio Stecco su <span class="corsivo">Manipolazione Fasciale – parte teorica</span>, edita da Piccin editore. Secondo gli autori, anche una postura scorretta potrebbe determinare uno stiramento fasciale che poco alla volta porta d una fibrosi di una zona con la conseguenza che ormai conosciamo tutti, il dolore.</p>
<p>Quando il terapeuta palpa il punto in questione, denominato centro di coordinazione o CC, inserisce le nocche delle dita o il gomito in maniera da poter lavorare a lungo il punto. Questa manovra restituisce in breve tempo l’elasticità e la scorrevolezza tipica della fascia. Questo farà si che dopo poche sedute il dolore svanisca.<br />
Molti dei punti trattati possono essere sovrapponibili a quelli dell’agopuntura classica che, tuttavia, non vengono reperiti con il classico metodo della MTC (Medicina Tradizionale Cinese) ma tramite gli esami motori sopra descritti.</p>
<p>Questi meridiani vengono esposti e considerati in maniera simile anche da<span class="nero">Thomas W. Myers</span> nel suo libro <span class="corsivo">Merdiani miofasciali</span>, edito da <span class="nero">Tecniche Nuove.</span>L’autore spiega che anche se i meridiani miofasciali possono essere in parte sovrapponibili con quelli dell’agopuntura non si equivalgono. Lui li descrive come «linee di trazione basate sull’anatomia occidentale standard, che trasmettono lo sforzo e il movimento attraverso la miofascia corporea intorno allo scheletro». Alla stregua dei meridiani longitudinali e latitudinali che circondano il pianeta Terra, così i meridiani miofasciali coprono il corpo.  L’esperienza di Myers con i meridiani miofasciali è nata in seguito all’insegnamento dell’anatomia miofasciale agli studenti del Rolf Institute.<br />
Nel volume l’autore ricorda che i muscoli non si attaccano mai alle ossa come si è soliti pensare ma sono le cellule muscolari che «fluttuano all’interno della rete fasciale come pesci all’interno di una rete da pesca. Il loro movimento tira la fascia, la fascia è attaccata al periostio, il periostio [la membrana del connettivo, ndr] tira l’osso».</p>
<p>È bene precisare che nonostante sia Stecco che Myers considerano la miofascia nelle terapie, queste vengono fatte in maniera differente. Myers, infatti, non stimola un singolo punto attraverso le nocche o il gomito ma fa eseguire una sorta di stretching della fascia coinvolta e poi esegue delle manipolazioni. Molti movimenti sono sovrapponibili ad alcune Asana (posture) yoga.  Ecco che, come possiamo notare, per arrivare a capire la concezione del dolore dobbiamo prima avere delle valide nozioni di anatomia. E per fortuna, oggi, sempre più esperti del settore (fisioterapisti in primis) conoscono e manipolano questa parte essenziale del corpo umano, spesso poco conosciuta e considerata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: www.lastampa.it</p>
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