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	<title>Riabilitart &#187; osteopatia strutturale</title>
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		<title>SINDROME DEL TUNNEL CARPALE</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 08:53:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sindrome del tunnel carpale è un disturbo da compressione nervosa abbastanza comune, che causa dolore, senso di intorpidimento e formicolio al polso, alla mano e alle dita. La causa è raramente una sola; infatti, di solito, la sindrome del tunnel carpale è il risultato di una combinazione di diverse circostanze. I sintomi peggiorano con il tempo e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2017/10/tunnel-carpale.jpg"><img class=" size-medium wp-image-380 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2017/10/tunnel-carpale-300x225.jpg" alt="tunnel-carpale" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La sindrome del tunnel carpale è un disturbo da compressione nervosa abbastanza comune, che causa dolore, senso di intorpidimento e formicolio al polso, alla mano e alle dita.<br />
La causa è raramente una sola; infatti, di solito, la sindrome del tunnel carpale è il risultato di una combinazione di diverse circostanze. I sintomi peggiorano con il tempo e tendono a farsi più acuti e insopportabili durante la notte. Un esame obiettivo accurato è sufficiente, molto spesso, per diagnosticare il disturbo; tuttavia, in alcuni casi, il medico richiede ulteriori controlli per accertarsi che non vi siano altre patologie in atto. La terapia può essere conservativa o chirurgica, a seconda della gravità e della durata della sintomatologia.</p>
<p>Il tunnel carpale è una struttura osteo-legamentosa, fatta ad arco e situata tra la parte interna del polso e il palmo della mano. Esso viene chiamato tunnel perché forma uno stretto passaggio per nove tendini e per un nervo, sensitivo e allo stesso tempo motorio, denominato nervo mediano. Lateralmente e posteriormente al tunnel carpale, ci sono le ossa della mano, dette anche ossa carpali. Il nervo mediano origina circa a livello dell&#8217;ascella, scorre lungo tutto il braccio e, passando attraverso il polso, raggiunge il palmo e le dita della mano (escluso il mignolo).<br />
Esso ha sia una funzione sensitiva, in quanto provvede alle capacità tattili del palmo della mano, sia una funzione motoria, in quanto permette di muovere il pollice, l&#8217;indice, il medio e una parte dell&#8217;anulare.</p>
<p>La sindrome del tunnel carpale può colpire chiunque. Tuttavia, secondo diversi studi statistici, insorge prevalentemente in età medio-avanzata, attorno cioè ai 45-60 anni, e colpisce più donne che uomini (il rapporto, infatti, è di 3 a 1 per il sesso femminile). La sindrome del tunnel carpale insorge quando il nervo mediano, a livello del tunnel carpale, subisce una compressione nervosa tale per cui perde parte della sua funzione sensitiva e parte della sua funzione motoria.<br />
La sindrome del tunnel carpale colpisce il polso, il palmo della mano e le dita controllate dal nervo mediano (ovvero pollice, indice, medio e parte dell&#8217;anulare). I sintomi principali come dicecvamo sono tre: formicolio, senso di intorpidimento  e dolore.<br />
Essi compaiono in modo graduale, mai improvvisamente, e tendono a peggiorare in due situazioni: nel corso della notte, forse a causa delle involontarie flessioni del polso, e mettendo continuamente in tensione le articolazioni interessate.<br />
Nella maggior parte dei casi, il medico diagnostica la sindrome del tunnel carpale con un esame obiettivo accurato e con una valutazione meticolosa della storia clinica e delle abitudini del paziente. Tuttavia, in alcune rare circostanze, deve ricorrere a degli esami più specifici, come per esempio l&#8217;elettromiografia, per assicurarsi che i disturbi non siano dovuti a cause diverse.<br />
Il trattamento terapeutico per la sindrome del tunnel carpale dipende dalla gravità e dalla durata dei sintomi. Infatti, la terapia è conservativa (cioè non chirurgica) quando i disturbi al nervo mediano sono moderati, sopportabili e presenti da pochi mesi; è invece chirurgica quando la sintomatologia è intensa, tale da condizionare la vita quotidiana, e in atto da almeno 6 mesi.</p>
<p>Per quanto riguarda le terapie più idonee da eseguire sono sicuramente manipolazioni fasciali per allentare la tensione sul nervo e il trattamento osteopatico per il riequilibrio di tutta la zona, mentre per sfiammare il nervo mediano le terapie più indicate sono l&#8217;esecuzione di tecarterapia e laserterapia.<br />
fonte://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/sindrome-tunnel-carpale.html</p>
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		<title>EPICONDILITE &#8211; gomito del tennista</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 13:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cliente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’epicondilite è un dolore localizzato all’epicondilo che rende dolorosi, o quando è molto grave anche impossibili, alcuni movimenti semplici come ruotare la maniglia della porta oppure versare da bere. L’epicondilo è un distretto anatomico che si trova all’altezza dell’articolazione del gomito: è facilmente individuabile portando il braccio a 90 gradi, piegando il gomito e ruotando la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/12/epicondilite.jpg"><img class=" size-medium wp-image-325 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/12/epicondilite-300x238.jpg" alt="epicondilite" width="300" height="238" /></a></p>
<p>L’epicondilite è un dolore localizzato all’epicondilo che rende dolorosi, o quando è molto grave anche impossibili, alcuni movimenti semplici come ruotare la maniglia della porta oppure versare da bere. L’epicondilo è un distretto anatomico che si trova all’altezza dell’articolazione del gomito: è facilmente individuabile portando il braccio a 90 gradi, piegando il gomito e ruotando la mano ponendo il palmo verso il basso. L’area sopra il gomito, appunto è quella interessata dall’epicondilite, ovvero l’infiammazione dei muscoli che si inseriscono sull’epicondilo.</p>
<p>Spesso erroneamente, viene chiamata anche <strong>Gomito del tennista,</strong> in quanto il tennis è uno di quegli sport che spesso genera  infiammazioni all’epicondilo, ma va ricordato che anche altri soggetti possono esserne colpiti, come muratori e manovali, o chiunque esegua ripetutamente dei movimenti di flessione del braccio e rotazione del polso.</p>
<h5><strong>CAUSE</strong></h5>
<p>Generalmente vanno ricercate in uno scorretto uso dell’articolazione che messa in sovraccarico, tende ad infiammarsi nella componente epicondilare, ma non va assolutamente sottovalutata la compresenza di patologie  a carico del rachide cervicale (c5-c6-c7), e proprio la compresenza di cervicalgia deve destare sospetto e attenzione nel trattamento per evitare il fallimento per incompletezza di trattamento alla fonte del problema.</p>
<h5><strong>DIAGNOSI</strong></h5>
<p>Il dolore specifico alla palpazione dell’epicondilo rappresenta il segno che caratterizza l’affezione. Viene eseguito sul gomito piegato a 90 gradi, e si palpa così il tendine comune epicondileo, l’interlinea omero-radiale, il bordo esterno della testa radiale e la zona in cui emerge il nervo radiale. Alla palpazione quasi sempre si apprezzano un paio di cordoni mialgici nel muscolo corto supinatore e nei muscoli radiali. Altro segno quasi certo è il dolore provocato nei muscoli epicondilari, quando si chiede una estensione contrastata del polso a dita flesse e l’estensione contrastata delle dita, sopratutto del medio.</p>
<h5 class="video-youtube"><strong>TRATTAMENTO</strong></h5>
<p>Generalmente questa patologia è molto ostica, e il trattamento orale mediante antinfiammatori come Fans, non basta ( al primo dolore si può assumere un antinfiammatorio, ma non è consigliato l’uso per oltre i 5 giorni, e sempre sotto controllo medico). Se persiste la sintomatologia dolorosa, va preso in esame il trattamento di fisioterapia per l’epicondilite, il prima possibile, per evitare fenomeni di cronicità, che possono allungare di molto la guarigione.</p>
<p>Per prima cosa, va assolutamente allontanata la causa del dolore (racchetta da tennis, lavoro manuale intenso..ecc) fino al completo superamento del dolore. Evitare Prove varie per testare il livello di infiammazione, in quanto avrebbero solamente come effetto il riacutizzarsi della sintomatologia.</p>
<p>Come secondo rimedio, è consigliata la crioterapia: Borsa del ghiaccio classica, con cubetti, da mettere sulla zona dolorosa per almeno 15 minuti, 3 volte al giorno (non tenere sulla zona per oltre il tempo consigliato, pena ustioni da freddo).</p>
<p>Durante la giornata, è possibile provare a migliorare il “Sovraccarico” dell’epicondilo, mediante l’uso di un piccolo tutore, che va posizionato subito al di sotto della zona dolente, proprio nell’area molle al tatto. Tale tutore può essere usato anche durante gli allenamenti nel tennis, o durante le sessioni in moto.</p>
<p>Nel caso in cui i consigli sopra descritti non dovessero sortire un adeguato risultato, si può passare al trattamento ribilitativo che prevede una serie di metodologie da mettere in atto: il fisioterapista, valuta l’area coinvolta nell’infiammazione, andando ad analizzare quale muscolo è maggiormente doloroso. Si valuta anche il movimento che da maggiore dolore, ed eventualmente se vi è una corrispondenza a livello cervicale, per poterla trattare direttamente. Successivamente si può intervenire attraverso manipolazioni e un consistente lavoro sulla componente miofasciale in modo da allentare le tensioni che hanno generato quest&#8217;infiammazione e il suddetto lavoro può essere coadiuvato dall&#8217;azione di terapie fisiche quali tecarterapia, laser yag ad alta potenza o onde d&#8217;urto; sempre al fine di ridurre l&#8217;infiammazione.</p>
<p>Altri fattori da non sottovalutare sono un&#8217;adeguato stretching, in quanto un giusto allungamento permette un movimento corretto di tutte le strutture e l&#8217;utilizzo del kinesiotape per la riduzione dell&#8217;edema e dalla congestione.</p>
<p>È previsto inoltre in letteratura il trattamento con mesoterapia e infiltrazioni con cortisone e acido ialuronico.</p>
<h5><strong> TRATTAMENTO CHIRURGICO</strong></h5>
<p>La chirurgia è riservata a quelle situazioni in cui il trattamento non invasivo, non ha sortito i giusti risultati. Va comunque ricordato, che il trattamento di una epicondilite, può durare anche diverse sedute (anche 15-20 sedute possono essere necessarie a contrastare i casi cronici o molto resistenti).</p>
<p>Le tecniche chirurgiche più utilizzate sono:</p>
<ul>
<li>denervazione dell’epicondilo (Kaplan, Wihelm)</li>
<li>escissione del tessuto patologico del tendine</li>
<li>disinserzione del tendine a raschiamento dell’epicondilo (hohmann) associato eventualmente a una sezione del legamento anulare</li>
<li>allungamento del secondo radiale</li>
<li>ablazione dello pseudomenisco o delle frange sinoviali</li>
<li>liberazione della branca posteriore del nervo radiale</li>
<li>disinserzione dei muscoli epicondilei</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: <a href="http://www.mdmfisioterapia.it/patologie/epicondilite/">www.mdmfisioterapia.it/patologie/epicondilite/</a></p>
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		<title>LO SPERONE CALCANEARE</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2015 10:45:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[osteopatia strutturale]]></category>
		<category><![CDATA[calcificazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo sperone calcaneare è una patologia per sua natura invalidante e molto diffusa anche se spesso misconosciuta; caratterizzata da un dolore acuto nella zona del tallone ed una deambulazione faticosa. Stiamo parlando di quella che fondamentalmente è una entesopatia calcifica della fascia plantare, ossia una importante sofferenza dell&#8217;inserzione tendinea della fascia plantare sulla porzione inferiore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/07/sperone.jpg"><img class=" size-medium wp-image-302 aligncenter" src="http://www.riabilitart.it/wp-content/uploads/2015/07/sperone-300x223.jpg" alt="sperone" width="300" height="223" /></a></p>
<p>Lo sperone calcaneare è una patologia per sua natura invalidante e molto diffusa anche se spesso misconosciuta; caratterizzata da un dolore acuto nella zona del tallone ed una deambulazione faticosa. Stiamo parlando di quella che fondamentalmente è una entesopatia calcifica della fascia plantare, ossia una importante sofferenza dell&#8217;inserzione tendinea della fascia plantare sulla porzione inferiore del calcagno di natura calcifica. La calcificazione è una risposta fisiologia organica ad i numerosi microtraumatismi in questa zona; può generarsi, ad esempio, se l&#8217;appoggio del piede durante la deambulazione è alterato e ciò causa un&#8217;infiammazione attraverso una sollecitazione continua della fascia plantare al punto d&#8217;inserzione sul calcagno. Questa sindrome può sviluppare dolori tanto forti da impedire di camminare e genera un dolore vivo alla palpazione nel centro del tallone. A volte la spina è asintomatica : da alcuni studi risulta che ogni 10 persone che presentano all&#8217;RX tale patologia, 2 non lamentano una sintomatologia dolorosa. Per chi pratica sport, invece, la presenza della spina fa aumentare considerevolmente le probabilità d&#8217;infiammazione della fascia plantare che s&#8217;inserisce sul tallone, con conseguente dolore acuto. Oltre agli sportivi, specie i giovani che sottopongono ad eccessivi carichi funzionali il piede, ne soffrono di più gli uomini over 40, specie se in sovrappeso. L&#8217;evoluzione è benigna e non causa deformità, tuttavia la guarigione può essere lenta e può richiedere un lungo ciclo fisioterapico.</p>
<p><strong>LE CAUSE:</strong></p>
<p>Il dolore, come già detto, si organizza in quanto la fascia plantare è troppo tesa e s&#8217;infiamma. Subito sotto la pelle infatti, la struttura fibrosa e connettivale tra tallone e dita della fascia assicura con la sua tensione l&#8217;arcata plantare del piede, ma se troppo tesa come nei piedi cavi o troppo sollecitata come in chi fa sport o ha problemi posturali statici o dinamici, deforma il suo punto d&#8217;ancoraggio al tallone fino a formare la spina.<br />
Quest&#8217;ultima si genera proprio per le trazioni del tendine di Achille o della fascia plantare sul periostio del calcagno in quanto questi movimenti favoriscono la formazione di nuovo tessuto osseo per riparare le microlesioni. Quello appena descritto è in realtà un meccanismo abbastanza comune alle entesiti o alle microlesioni dei corpi tendinei, l&#8217;organismo tenta la riparazione con la deposizione di cristalli di calcio che poi, accumulandosi, vanno a formare la calcificazione. Questa patologia può derivare anche da affezioni sistemiche e metaboliche come l&#8217;artrite reumatoide, la gotta, le collagenopatie e le patologie reumatiche in genere. Secondo alcune ricerche, inoltre, tra le cause possono esservi anche problemi nel metabolismo dell&#8217;acido urico, ma anche l&#8217;aver indossato per molto tempo calzature  inadatte, rigide e di scarsa qualità.</p>
<p><b>IL TRATTAMENTO:</b></p>
<p>La prima cura sono il ghiaccio ed il riposo funzionale, essendo questa un patologia strettamente legata alle sollecitazioni meccaniche ed ai sovraccarichi funzionali. Se il dolore è davvero inarrestabile, si può ricorrere ad infiltrazioni locali di derivati cortisonici ed anestetici; inoltre, per far si che le sollecitazioni meccaniche vengano meno, è necessario ricorrere all&#8217;uso di un plantare che scarichi il piede.<br />
Quest&#8217;ultimo serve per sostenere correttamente il piede, ridurre la tensione sulla fascia ed il peso sul punto dolente. Il plantare giusto per questo tipo di disturbo dev&#8217;essere quindi in materiale semirigido per dare origine a parti di scarico del dolore (in concomitanza della spina) e a parti di sostegno (in concomitanza con la fascia plantare).<br />
<strong>Imprescindibile è il trattamento fisioterapico,</strong> che prevede terapia antalgica come Ipertermia, Tecar, Laser ad alta potenza e Onde d&#8217;Urto (RSWT). Stretching della fascia, bendaggio di scarico della pianta (Taping Neuro Muscolare) e manipolazioni fasciali ed osteopatiche per ridurre le tensioni e permettere la corretta biomeccanica articolare del piede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: www.phisiovit.it</p>
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		<title>OSTEOPATIA E SPORT</title>
		<link>http://www.riabilitart.it/osteopatia-e-sport/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 14:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[generalità]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia strutturale]]></category>
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		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Osteopati sanno che la loro professione ha la massima efficacia nel riequilibrare corpi sottoposti a costrizioni estreme. L’assistenza di un Osteopata viene effettuata in totale complementarietà con altri professionisti della sanità. L’esperienza pratica ha dimostrato che lo sportivo cerca nell’ Osteopatia un sostegno sia preventivo di preparazione alla competizione sia un aiuto nel recupero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="container " ></div><div class="layout-column col-md-6 " ></div><img class="alignnone" src="http://www.alessandrianews.it/immagini_articoli/201105/76411819_Alessandria_sport.jpg" alt="" width="966" height="824" /></p>
<p>Gli Osteopati sanno che la loro professione ha la massima efficacia nel riequilibrare corpi sottoposti a costrizioni estreme. L’assistenza di un Osteopata viene effettuata in totale complementarietà con altri professionisti della sanità.<br />
L’esperienza pratica ha dimostrato che lo sportivo cerca nell’ Osteopatia un sostegno sia preventivo di preparazione alla competizione sia un aiuto nel recupero dopo un trauma con conseguente riduzione delle sue capacità fisiche.<br />
La presenza di un <strong>Osteopata</strong> nell’ambito dell’assistenza sarà quindi d’aiuto allo <strong>sportivo</strong>, in collaborazione con lo <strong>staff medico</strong>, per meglio gestire, mantenere o ripristinare le sue capacità in tutte le tappe della manifestazione.</p>
<p><strong>Il ruolo dell’ Osteopata</strong> sarà primario:<br />
• nella ricerca di eventuali squilibri che possono dare luogo a sofferenza (tendiniti, torcicollo, tensioni muscolari, disturbi organici funzionali, ansia da recupero…)<br />
• per trattare con l’aiuto di tecniche manuali adattate, per alleviare caso per caso ed aiutare l’organismo a riequilibrarsi in modo duraturo.</p>
<p><strong>L’azione dell’ Osteopata sarà dunque curativa e/o preventiva a seconda della richiesta dello sportivo.</strong></p>
<p>Il <strong>CALCIATORE</strong>: l’ Osteopata offre due assi d’intervento al calciatore:</p>
<p><strong>Immediato e curativo</strong><br />
1. Gli allenamenti e le partite a cui sono sottoposti tendono a sollecitare spesso le stesse articolazioni: caviglie, ginocchia, bacino, vertebre lombari e cervicali.<br />
2. Tutte queste articolazioni sono quindi, sia per sforzi sia per traumi ai quali sono sottoposte, inclini a perdere la capacità e la qualità del movimento. Queste lesioni osteopatiche sono evidenziate e riarmonizzate dalla mano dell’osteopata come conseguenza, il calciatore potrà riprendere la sua attività fisica al più presto.</p>
<p><strong>A lungo termine</strong><br />
1. Il calciatore a livello agonistico deve essere seguito regolarmente da un Osteopata per effettuare un “controllo tecnico” dei diversi segmenti sollecitati dalla pratica sportiva. E’ allora possibile intervenire prima dell’istaurarsi di patologie croniche tipo: pubalgie, lombalgie o tendinite degli adduttori.<br />
2. L’ Osteopata aiuta il calciatore a gestire nel tempo il suo capitale salute. Seguendo gli allenamenti, l’osteopata studia la qualità del gesto del calciatore ed è in grado di apprezzare se è al meglio del suo potenziale fisico.</p>
<p>Il <strong>CICLISTA</strong>: (professionista od amatoriale) può nella sua pratica (strada, cross, trial) presentare un certo numero di disturbi fisiologici e dolori. L’ <strong>Osteopata</strong> lavora in stretta <strong>collaborazione</strong> con lo <strong>staff tecnico</strong> (allenatore, medico, meccanico) ed interviene a due livelli:</p>
<p>• <strong>Preparatoria</strong>: il ciclista trascorre parecchio tempo sulla sua bicicletta, in posizione seduta spesso piegato in due: necessita di ore ed ore di allenamento, le gare stesse sono molto lunghe e questa posizione piegata richiede enormi sacrifici che scateneranno dei problemi di funzionalità viscerale che bisognerà saper gestire in funzione del concetto osteopatico.<br />
• <strong>Corsa giornaliera</strong>: è necessario che l’atleta abbia immediatamente disponibile il suo capitale fisico, l’ Osteopata avrà cura di verificare tutti gli ingranaggi della meccanica umana che saranno sollecitati da questo sforzo intenso. Dopo la corsa regolerà gli eventuali traumi che presenterà il ciclista (cadute, traumi, fatica muscolare intensa, stress).<br />
• <strong>Corsa a tappe</strong>: bisogna considerare l’elemento recupero. L’ Osteopata ha un ruolo essenziale con il suo approccio qualitativo sulla funzione cranio-sacrale nell’accesso al sonno. Infatti il recupero delle attitudini fisiche risiede nella qualità del sonno del corridore. Il nostro concetto di globalità del corpo ci permetterà di predisporre l’atleta ad un lungo sonno di recupero.</p>
<p>L’ Osteopata deve dare prova di grande disponibilità per poter intervenire sui bisogni immediati e preventivi del ciclista di alto livello.</p>
<p>Il <strong>CORRIDORE</strong>: malgrado il peso relativamente importante, l’uomo dispone di solo due punti d’appoggio. Questo paradosso gli ha permesso di sviluppare una morfologia incredibilmente complessa per assicurare il suo equilibrio nei suoi spostamenti. Complessità ossea, nervosa, muscolare, legamentosa e circolatoria. Tutta una struttura funzionale della quale si deve capire il movimento e della quale bisognerà scoprire le perdite di mobilità. Questo è il ruolo dell’ Osteopata.<br />
Se la marcia è una successione di cadute mancate, che dire allora della corsa. Un calciatore durante una partita, subisce 15.000 impatti con il suolo, un giocatore di tennis 18.000, un corridore dei 1.500 metri 1.200 volte, un maratoneta da 30.000 a 35.000 volte.<br />
L’intensità con la quale uno sportivo entra in contatto con il suolo può essere moltiplicata per 3 ed anche più rispetto alla marcia normale. Un’onda d’urto attraverserà tutti i tessuti ossei, muscolari e connettivi e si ripercuoterà a livello del piede, della caviglia, della tibia e del perone, del ginocchio, dell’anca, del bacino, della colonna lombare, dorsale e cervicale e della base del cranio. Tutto ciò potrà provocare dei disturbi e delle lesioni a diversi livelli.<br />
In relazione a questa analisi, il compito dell’ Osteopata sarà di intuire qualsiasi disarmonia suscettibile di provocare uno squilibrio nella funzionalità dello sportivo di alto livello. Per esempio, nella maratona di New York su 200 partecipanti francesi visti per consultazioni osteopatiche, più del 50% presentavano dolori alla schiena.<br />
L’ Osteopata potrà ugualmente trattare, con tecniche specifiche, le conseguenze sugli organi (fegato, reni…) delle vibrazioni a volte nocive rappresentate dalla corsa. Infatti ad ogni falcata, si genera un’onda d’urto paragonabile ad una scossa tellurica di intensità tra 3 e 4 della scala richter con un tempo d’impatto molto breve.<br />
L’ Osteopata aiuterà l’atleta prodigandosi a livello, preventivo, tra una gara e l’altra, affinché le sue capacità siano ottimizzate prima della partenza.</p>
<p>Il <strong>PILOTA</strong>: l’ Osteopata ha due possibilità d’intervento verso il pilota di corse.<br />
• <strong>Preparatorio</strong>: bisogna conoscere tutte le costrizioni a cui è sottoposto il pilota, costrizioni a livello delle vertebre cervicali ( 3a 4g tenuto conto del peso della testa e del casco). Ma anche a livello della muscolatura degli arti superiori e dei piedi in funzione dei numerosi cambiamenti di velocità. Il tronco deve mantenere l’insieme permettendo alle funzioni organiche di realizzarsi (respirazione, circolazione, metabolismo), il tutto in un universo ristretto, surriscaldato, dove la concentrazione deve essere massima, per dare anticipo e riflessi istantanei. L’ Osteopata saprà determinare e prevenire con il suo approccio le restrizioni di mobilità articolari, viscerali e muscolari che potrebbero limitare la capacità di questo organismo sottoposto alle sollecitazioni massime sopracitate.<br />
• <strong>Durante la corsa</strong>: il ruolo dell’ Osteopata è molto importante, segue il pilota sin dall’uscita dello stand. Una volta reidratato, alimentato, messo a suo agio, dovrà considerare la situazione muscolare e articolare per evidenziare le tensioni inaccettabili e limitanti per la comodità del pilota e la sua concentrazione. L’abitacolo esiguo può provocare traumi a livello dei gomiti e delle ginocchia, le cui conseguenze vanno considerate per l’integrità dei tessuti. Nelle corse, l’ Osteopata, lavorerà per la distensione del pilota in modo da favorirgli qualche minuto di sonno, ricostituente essenziale del potenziale energetico dell’individuo. L’ Osteopata aiuta il pilota a gestire il suo capitale salute durante la sollecitazione massima rappresentata della corsa. Nei rally, le costrizioni sono diverse, l’ Osteopata deve adattarsi alla configurazione della prova ed alle sollecitazioni imposte dal tracciato. Troverà blocchi articolari vertebrali più numerosi.</p>
<p><strong>I suoi mezz</strong>i L’ Osteopata esercita un approccio globale sul paziente, utilizzando tecniche manuali.<br />
Segue una diagnostica sistematica basata su manovre osteopatiche e di esclusione.<br />
I mezzi che l’ Osteopata utilizza per effettuare una diagnosi sono complementari.</p>
<p>• anamnesi del paziente, suoi antecedenti, e stile di vita<br />
• richiesta al paziente di eventuali analisi o lastre<br />
• test manuali di mobilità ed esplorazione funzionale<br />
• ricerca dei micromovimenti dei tessuti e valutazione delle restrizioni.</p>
<p>I suoi interventi manuali agiranno sui sistemi fisiologici del corpo umano e su tutti i sistemi funzionali: muscolo-scheletrico, vascolare, viscerale, cranio-sacrale.</p>
<p><strong>L’ Osteopatia in 7 punti</strong><br />
1. “L’ Osteopatia è la vita nel movimento”.<br />
2. L’analisi del movimento è realizzata attraverso un unico strumento: la mano.<br />
3. L’apprendistato gestuale e l’educazione palpatoria permettono di accedere ad un’analisi qualitativa del movimento.<br />
4. La proprietà di un organismo in equilibrio sta nella sua capacità di adattamento. La perdita di questa facoltà di traduce con una alterazione della stato di salute.<br />
5. La presa in considerazione dell’individuo nella sua globalità porta alla diagnosi osteopatica specifica ed al trattamento consequenziale.<br />
6. L’osservazione, la palpazione e l’interpretazione dei test specifici sono necessari alla messa in opera del trattamento osteopatico.<br />
7. La capacità di formulare una diagnosi di esclusione permette all’osteopatia, attraverso la sua specificità ed originalità, di proporsi come approccio complementare della medicina convenzionale.</p>
<p><strong>I suoi princip</strong>i<br />
L’originalità dell’ Osteopatia si articola in tre punti:</p>
<p>1. la mano come mezzo d’analisi e di cura<br />
2. la considerazione dell’individuo nella sua globalità<br />
3. il principio di autoregolazione (omeostasi) ossia la capacità propria dell’organismo di rigenerarsi</p>
<p>L’ Osteopatia si basa su tre leggi fondamentali della natura umana:<br />
1. equilibrio: per funzionare, il corpo è alla continua ricerca d’equilibrio. Legge dell’omeostasi generale<br />
2. economia: legge di risparmio sul consumo energetico<br />
3. non dolore: fase iniziale di compensazione</p>
<p>L’ Osteopatia si fonda su di un concetto ma anche sull’educazione palpatoria dei suoi operatori, che percepiscono tensioni e squilibri grazie all’intelligenza di una palpazione specifica: la mano analizza e cura.</p>
<p>L’ Osteopatia fa riferimento all’anatomia e alla fisiologia nel senso più lato. Necessità di competenze nella conoscenza approfondita del funzionamento del corpo umano, delle correlazioni tra diversi sistemi.<br />
Il gesto terapeutico osteopatico rimane sempre nel campo fisiologico.</p>
<p>Quindi il protocollo terapeutico risponde a:</p>
<p>• delle opzioni strategiche: scelta delle tecniche osteopatiche in funzione della lesione, della gerarchia delle disfunzioni, del potenziale vitale del paziente<br />
• delle opzioni tattiche: ruolo del trattamento osteopatico nell’arsenale terapeutico completo (terapia alternativa o complementare)</p>
<p>Oltre ad un trattamento d’urgenza, l’ Osteopatia applica una particolare attenzione alla prevenzione.<br />
Non potendo dissociare il corpo e la psiche che lo anima, avverrà frequentemente di stabilire relazioni tra il sintomo di natura fisica ed un trauma o degli stress successivi sul piano psicologico e affettivo. L’ Osteopatia cerca oltre il sintomo le cause del disturbo.</p>
<p>Il corpo è un meccanismo sofisticato.<br />
Se le diverse strutture presentano interrelazioni corrette avremo un soddisfacente stato di salute.<br />
Se la mobilità delle strutture è disturbata, lo sarà anche la loro funzione.<br />
Le tre leggi, Equilibrio, Economia e Non dolore organizzano allora delle compensazioni che l’organismo stabilisce per ovviare al cattivo funzionamento delle sue componenti.<br />
Essendo ogni parte del corpo completamente interdipendente dall’insieme delle strutture, l’ Osteopata tratterà l’insieme, permettendo al corpo di rimuovere le sue compensazioni e di restituire alle diverse strutture la mobilità iniziale.<br />
Prendiamo l’esempio del pianoforte: l’armonia delle note dipende da ognuna di esse, in presenza di una nota falsa, l’armonia si rompe e bisogna riaccordare il pianoforte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: www.marcopaonessa.it</p>
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