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	<title>Riabilitart &#187; osteopatia</title>
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		<title>OSTEOPATIA VS ANTIACIDO</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 10:21:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[osteopatia viscerale]]></category>
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</div>
</div>
</div>
<p class="font_8">La cosiddetta Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE) è un insieme complesso di sintomi di cui molte persone soffrono. Quello che va immediatamente sottolineato è che l&#8217;origine degli stessi non è semplicemente gastrica o esofagea, ma che, proprio per la complessità del nostro organismo, talora il problema principale, quello che avvertiamo, non origina da dove noi pensiamo, ma in sedi completamente diverse.</p>
<p class="font_8">Questo avviene perchè le &#8220;vie del dolore&#8221; sono associate alla distribuzione dei sensori periferici percettivi, sia perchè spesso non associamo correttamente le modificazioni funzionali che si verificano nell&#8217;organismo in risposta a uno stimolo algogeno.</p>
<p class="font_8">Questo comporta una profonda conoscenza di tutte le strutture che incidono in tal senso e che possono determinare la comparsa o il peggioramento dei sintomi:</p>
<p class="font_8">Lo <strong>sfintere gastroesofageo inferiore (SEI)</strong> è uno sfintere virtuale, non possedendo una struttura anatomica tale da poterlo definire di per sè un vero sfintere, come ad esempio quello anale. Risulta infatti dalla associazione di varie componenti che vanno considerate in toto per un approccio terapeutico corretto:</p>
<p class="font_8"><strong>L&#8217;angolo di His</strong> , fra esofago e fondo gastrico, che deve essere acuto per funzionare da antagonista al reflusso;</p>
<p class="font_8"><strong>Il diaframma;</strong></p>
<p class="font_8"><strong>La muscolatura intercostale respiratoria;</strong></p>
<p class="font_8"><strong>La pressione endoaddominale</strong>, che dipende dal volume dei pasti e dalla velocità di digestione gastrica.</p>
<p class="font_8">Tutti questi fattori intervengono simultaneamente e contribuiscono a determinare tono e lunghezza dell&#8217;area di antagonismo al reflusso, come si può verificare bene con un esame manometrico. Lo scopo del trattamento osteopatico risulterà pertanto in una serie di manovre atte a rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea attraverso un effetto induttivo concentrato in questa zona, intervenendo, contemporanemente a liberare qualsiasi fissazione neuromuscolare della giunzione stessa, anche relativamente alle strutture circostanti.</p>
<p class="font_8">Si deve seguire una sequenza molto specifica che consiste in:</p>
<ul class="font_8">
<li>ascoltare l&#8217;addome</li>
<li>liberare le zone di inserzioni del fegato</li>
<li>liberare il piloro e lo stomaco</li>
<li>liberare la giunzione gastro-esofagea</li>
<li>manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali)</li>
<li>normalizzare le fissazioni craniche e sacrali.</li>
</ul>
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</div>
</div>
</div>
<p class="font_8">Nei vari studi che sono stati effettuati sul trattamento manipolativo osteopatico nei pazienti affetti dalla sindrome di reflusso gastroesofageo, è stato confermato come la malattia da reflusso gastroesofageo, non solo sia una condizione piuttosto frequente nella popolazione generale, ma come tale sindrome riduca notevolmente la qualità della vita per una serie di sintomi tipici (ad esempio il dolore retrosternale intenso che può simulare un infarto miocardico, o per i bruciori retrosternali e i rigurgiti) e atipici (ad esempio la raucedine, tossette stizzose anche notturne che non consentono un sonno ristoratore, riniti, sinusiti ricorrenti e molte altre patologie) che ne conseguono.</p>
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<div id="innercomp_txtMedia7knlink" class="s18link" data-reactid=".6.0">
<div id="innercomp_txtMedia7knimg" class="s18img" data-state="loaded" data-reactid=".6.0.0">Quello che è interessante osservare è che, interrogando accuratamente questi pazienti,<strong> la maggior parte evidenzia anche sintomi somatici e, in particolare, cervicalgie, dorsalgie, dolori toracici e cefalea.</strong> Tali sintomi vengono spesso sottovalutati dallo stesso paziente, tutto focalizzato su quella che crede essere la &#8220;malattia principale&#8221; che lo affligge. Sono spesso secondari alle alterazioni posturologiche che si verificano quasi obbligatoriamente in chi è affetto da un disturbo cronico dello stomaco e che portano quasi ad un avvitamento su sè stessi con asimmetria delle sacro-iliache, rotazione delbusto in senso orario e posizionamento anterogrado di tutta l&#8217;articolazione claveo-omerale sinistra con conseguente tensione dello sternocleidomastoideo e, per certi versi, di riflesso, anche dell&#8217;ileopsoas omolaterale.</div>
</div>
</div>
</div>
<p class="font_8">Il trattamento con tecniche osteopatiche, prima viscerali e poi somatiche determina una significativa diminuzione di questi sintomi e di quelli correlati alla malattia da reflusso gastro-esofageo, in paricolare relativamente al dolore toracico, con conseguente netto miglioramento della qualità di vita che, secondo alcuni studi, sarebbe compromessa quanto nei pazienti che soffrono di angina pectoris.</p>
<p class="font_8">La terapia mirata della MRGE è quindi non solo una correzione dello stile di vita, abitudini alimentari, attività fisica, sonno, stress, non riguarda solo quelli che possono essere considerati elementari consigli ai pazienti come:</p>
<ul class="font_8">
<li>non andare a letto subito dopo un pasto</li>
<li>non indossare cinture o indumenti stretti</li>
<li>dormire lievemente con la testa rialzata</li>
<li>evitare  posizioni declivi</li>
<li>non tenere le braccia in alto e la testa inclinata indietro a lungo</li>
<li>evitare l&#8217;assunzione di alcuni cibi che possono irritare il tratto esofageo come cioccolato, caffè, tè, alcol.</li>
</ul>
<p class="font_8">Non si tratta solo di curare lo stato della mucosa gastrica con un aumento di assunzione di l-glutammina, aloe e liquirizia, oltre all&#8217;utilizzo di probiotici specifici, di eliminare le proteine del latte che sono particolarmente sgradite alla mucosa gastrica per il loro contenuto di prolina, ma si tratta di integrare il trattamento manipolativo osteopatico nel ricettario delle terapie indispensabili se si vuole ottenere, in questa condizione, una rapida e duratura guarigione.</p>
<p class="font_8">fonte: www.medicinafunzionale.org</p>
</div>
</div>
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		<title>OSTEOPATIA E SPORT</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 14:24:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[generalità]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia strutturale]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli Osteopati sanno che la loro professione ha la massima efficacia nel riequilibrare corpi sottoposti a costrizioni estreme. L’assistenza di un Osteopata viene effettuata in totale complementarietà con altri professionisti della sanità. L’esperienza pratica ha dimostrato che lo sportivo cerca nell’ Osteopatia un sostegno sia preventivo di preparazione alla competizione sia un aiuto nel recupero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div class="container " ></div><div class="layout-column col-md-6 " ></div><img class="alignnone" src="http://www.alessandrianews.it/immagini_articoli/201105/76411819_Alessandria_sport.jpg" alt="" width="966" height="824" /></p>
<p>Gli Osteopati sanno che la loro professione ha la massima efficacia nel riequilibrare corpi sottoposti a costrizioni estreme. L’assistenza di un Osteopata viene effettuata in totale complementarietà con altri professionisti della sanità.<br />
L’esperienza pratica ha dimostrato che lo sportivo cerca nell’ Osteopatia un sostegno sia preventivo di preparazione alla competizione sia un aiuto nel recupero dopo un trauma con conseguente riduzione delle sue capacità fisiche.<br />
La presenza di un <strong>Osteopata</strong> nell’ambito dell’assistenza sarà quindi d’aiuto allo <strong>sportivo</strong>, in collaborazione con lo <strong>staff medico</strong>, per meglio gestire, mantenere o ripristinare le sue capacità in tutte le tappe della manifestazione.</p>
<p><strong>Il ruolo dell’ Osteopata</strong> sarà primario:<br />
• nella ricerca di eventuali squilibri che possono dare luogo a sofferenza (tendiniti, torcicollo, tensioni muscolari, disturbi organici funzionali, ansia da recupero…)<br />
• per trattare con l’aiuto di tecniche manuali adattate, per alleviare caso per caso ed aiutare l’organismo a riequilibrarsi in modo duraturo.</p>
<p><strong>L’azione dell’ Osteopata sarà dunque curativa e/o preventiva a seconda della richiesta dello sportivo.</strong></p>
<p>Il <strong>CALCIATORE</strong>: l’ Osteopata offre due assi d’intervento al calciatore:</p>
<p><strong>Immediato e curativo</strong><br />
1. Gli allenamenti e le partite a cui sono sottoposti tendono a sollecitare spesso le stesse articolazioni: caviglie, ginocchia, bacino, vertebre lombari e cervicali.<br />
2. Tutte queste articolazioni sono quindi, sia per sforzi sia per traumi ai quali sono sottoposte, inclini a perdere la capacità e la qualità del movimento. Queste lesioni osteopatiche sono evidenziate e riarmonizzate dalla mano dell’osteopata come conseguenza, il calciatore potrà riprendere la sua attività fisica al più presto.</p>
<p><strong>A lungo termine</strong><br />
1. Il calciatore a livello agonistico deve essere seguito regolarmente da un Osteopata per effettuare un “controllo tecnico” dei diversi segmenti sollecitati dalla pratica sportiva. E’ allora possibile intervenire prima dell’istaurarsi di patologie croniche tipo: pubalgie, lombalgie o tendinite degli adduttori.<br />
2. L’ Osteopata aiuta il calciatore a gestire nel tempo il suo capitale salute. Seguendo gli allenamenti, l’osteopata studia la qualità del gesto del calciatore ed è in grado di apprezzare se è al meglio del suo potenziale fisico.</p>
<p>Il <strong>CICLISTA</strong>: (professionista od amatoriale) può nella sua pratica (strada, cross, trial) presentare un certo numero di disturbi fisiologici e dolori. L’ <strong>Osteopata</strong> lavora in stretta <strong>collaborazione</strong> con lo <strong>staff tecnico</strong> (allenatore, medico, meccanico) ed interviene a due livelli:</p>
<p>• <strong>Preparatoria</strong>: il ciclista trascorre parecchio tempo sulla sua bicicletta, in posizione seduta spesso piegato in due: necessita di ore ed ore di allenamento, le gare stesse sono molto lunghe e questa posizione piegata richiede enormi sacrifici che scateneranno dei problemi di funzionalità viscerale che bisognerà saper gestire in funzione del concetto osteopatico.<br />
• <strong>Corsa giornaliera</strong>: è necessario che l’atleta abbia immediatamente disponibile il suo capitale fisico, l’ Osteopata avrà cura di verificare tutti gli ingranaggi della meccanica umana che saranno sollecitati da questo sforzo intenso. Dopo la corsa regolerà gli eventuali traumi che presenterà il ciclista (cadute, traumi, fatica muscolare intensa, stress).<br />
• <strong>Corsa a tappe</strong>: bisogna considerare l’elemento recupero. L’ Osteopata ha un ruolo essenziale con il suo approccio qualitativo sulla funzione cranio-sacrale nell’accesso al sonno. Infatti il recupero delle attitudini fisiche risiede nella qualità del sonno del corridore. Il nostro concetto di globalità del corpo ci permetterà di predisporre l’atleta ad un lungo sonno di recupero.</p>
<p>L’ Osteopata deve dare prova di grande disponibilità per poter intervenire sui bisogni immediati e preventivi del ciclista di alto livello.</p>
<p>Il <strong>CORRIDORE</strong>: malgrado il peso relativamente importante, l’uomo dispone di solo due punti d’appoggio. Questo paradosso gli ha permesso di sviluppare una morfologia incredibilmente complessa per assicurare il suo equilibrio nei suoi spostamenti. Complessità ossea, nervosa, muscolare, legamentosa e circolatoria. Tutta una struttura funzionale della quale si deve capire il movimento e della quale bisognerà scoprire le perdite di mobilità. Questo è il ruolo dell’ Osteopata.<br />
Se la marcia è una successione di cadute mancate, che dire allora della corsa. Un calciatore durante una partita, subisce 15.000 impatti con il suolo, un giocatore di tennis 18.000, un corridore dei 1.500 metri 1.200 volte, un maratoneta da 30.000 a 35.000 volte.<br />
L’intensità con la quale uno sportivo entra in contatto con il suolo può essere moltiplicata per 3 ed anche più rispetto alla marcia normale. Un’onda d’urto attraverserà tutti i tessuti ossei, muscolari e connettivi e si ripercuoterà a livello del piede, della caviglia, della tibia e del perone, del ginocchio, dell’anca, del bacino, della colonna lombare, dorsale e cervicale e della base del cranio. Tutto ciò potrà provocare dei disturbi e delle lesioni a diversi livelli.<br />
In relazione a questa analisi, il compito dell’ Osteopata sarà di intuire qualsiasi disarmonia suscettibile di provocare uno squilibrio nella funzionalità dello sportivo di alto livello. Per esempio, nella maratona di New York su 200 partecipanti francesi visti per consultazioni osteopatiche, più del 50% presentavano dolori alla schiena.<br />
L’ Osteopata potrà ugualmente trattare, con tecniche specifiche, le conseguenze sugli organi (fegato, reni…) delle vibrazioni a volte nocive rappresentate dalla corsa. Infatti ad ogni falcata, si genera un’onda d’urto paragonabile ad una scossa tellurica di intensità tra 3 e 4 della scala richter con un tempo d’impatto molto breve.<br />
L’ Osteopata aiuterà l’atleta prodigandosi a livello, preventivo, tra una gara e l’altra, affinché le sue capacità siano ottimizzate prima della partenza.</p>
<p>Il <strong>PILOTA</strong>: l’ Osteopata ha due possibilità d’intervento verso il pilota di corse.<br />
• <strong>Preparatorio</strong>: bisogna conoscere tutte le costrizioni a cui è sottoposto il pilota, costrizioni a livello delle vertebre cervicali ( 3a 4g tenuto conto del peso della testa e del casco). Ma anche a livello della muscolatura degli arti superiori e dei piedi in funzione dei numerosi cambiamenti di velocità. Il tronco deve mantenere l’insieme permettendo alle funzioni organiche di realizzarsi (respirazione, circolazione, metabolismo), il tutto in un universo ristretto, surriscaldato, dove la concentrazione deve essere massima, per dare anticipo e riflessi istantanei. L’ Osteopata saprà determinare e prevenire con il suo approccio le restrizioni di mobilità articolari, viscerali e muscolari che potrebbero limitare la capacità di questo organismo sottoposto alle sollecitazioni massime sopracitate.<br />
• <strong>Durante la corsa</strong>: il ruolo dell’ Osteopata è molto importante, segue il pilota sin dall’uscita dello stand. Una volta reidratato, alimentato, messo a suo agio, dovrà considerare la situazione muscolare e articolare per evidenziare le tensioni inaccettabili e limitanti per la comodità del pilota e la sua concentrazione. L’abitacolo esiguo può provocare traumi a livello dei gomiti e delle ginocchia, le cui conseguenze vanno considerate per l’integrità dei tessuti. Nelle corse, l’ Osteopata, lavorerà per la distensione del pilota in modo da favorirgli qualche minuto di sonno, ricostituente essenziale del potenziale energetico dell’individuo. L’ Osteopata aiuta il pilota a gestire il suo capitale salute durante la sollecitazione massima rappresentata della corsa. Nei rally, le costrizioni sono diverse, l’ Osteopata deve adattarsi alla configurazione della prova ed alle sollecitazioni imposte dal tracciato. Troverà blocchi articolari vertebrali più numerosi.</p>
<p><strong>I suoi mezz</strong>i L’ Osteopata esercita un approccio globale sul paziente, utilizzando tecniche manuali.<br />
Segue una diagnostica sistematica basata su manovre osteopatiche e di esclusione.<br />
I mezzi che l’ Osteopata utilizza per effettuare una diagnosi sono complementari.</p>
<p>• anamnesi del paziente, suoi antecedenti, e stile di vita<br />
• richiesta al paziente di eventuali analisi o lastre<br />
• test manuali di mobilità ed esplorazione funzionale<br />
• ricerca dei micromovimenti dei tessuti e valutazione delle restrizioni.</p>
<p>I suoi interventi manuali agiranno sui sistemi fisiologici del corpo umano e su tutti i sistemi funzionali: muscolo-scheletrico, vascolare, viscerale, cranio-sacrale.</p>
<p><strong>L’ Osteopatia in 7 punti</strong><br />
1. “L’ Osteopatia è la vita nel movimento”.<br />
2. L’analisi del movimento è realizzata attraverso un unico strumento: la mano.<br />
3. L’apprendistato gestuale e l’educazione palpatoria permettono di accedere ad un’analisi qualitativa del movimento.<br />
4. La proprietà di un organismo in equilibrio sta nella sua capacità di adattamento. La perdita di questa facoltà di traduce con una alterazione della stato di salute.<br />
5. La presa in considerazione dell’individuo nella sua globalità porta alla diagnosi osteopatica specifica ed al trattamento consequenziale.<br />
6. L’osservazione, la palpazione e l’interpretazione dei test specifici sono necessari alla messa in opera del trattamento osteopatico.<br />
7. La capacità di formulare una diagnosi di esclusione permette all’osteopatia, attraverso la sua specificità ed originalità, di proporsi come approccio complementare della medicina convenzionale.</p>
<p><strong>I suoi princip</strong>i<br />
L’originalità dell’ Osteopatia si articola in tre punti:</p>
<p>1. la mano come mezzo d’analisi e di cura<br />
2. la considerazione dell’individuo nella sua globalità<br />
3. il principio di autoregolazione (omeostasi) ossia la capacità propria dell’organismo di rigenerarsi</p>
<p>L’ Osteopatia si basa su tre leggi fondamentali della natura umana:<br />
1. equilibrio: per funzionare, il corpo è alla continua ricerca d’equilibrio. Legge dell’omeostasi generale<br />
2. economia: legge di risparmio sul consumo energetico<br />
3. non dolore: fase iniziale di compensazione</p>
<p>L’ Osteopatia si fonda su di un concetto ma anche sull’educazione palpatoria dei suoi operatori, che percepiscono tensioni e squilibri grazie all’intelligenza di una palpazione specifica: la mano analizza e cura.</p>
<p>L’ Osteopatia fa riferimento all’anatomia e alla fisiologia nel senso più lato. Necessità di competenze nella conoscenza approfondita del funzionamento del corpo umano, delle correlazioni tra diversi sistemi.<br />
Il gesto terapeutico osteopatico rimane sempre nel campo fisiologico.</p>
<p>Quindi il protocollo terapeutico risponde a:</p>
<p>• delle opzioni strategiche: scelta delle tecniche osteopatiche in funzione della lesione, della gerarchia delle disfunzioni, del potenziale vitale del paziente<br />
• delle opzioni tattiche: ruolo del trattamento osteopatico nell’arsenale terapeutico completo (terapia alternativa o complementare)</p>
<p>Oltre ad un trattamento d’urgenza, l’ Osteopatia applica una particolare attenzione alla prevenzione.<br />
Non potendo dissociare il corpo e la psiche che lo anima, avverrà frequentemente di stabilire relazioni tra il sintomo di natura fisica ed un trauma o degli stress successivi sul piano psicologico e affettivo. L’ Osteopatia cerca oltre il sintomo le cause del disturbo.</p>
<p>Il corpo è un meccanismo sofisticato.<br />
Se le diverse strutture presentano interrelazioni corrette avremo un soddisfacente stato di salute.<br />
Se la mobilità delle strutture è disturbata, lo sarà anche la loro funzione.<br />
Le tre leggi, Equilibrio, Economia e Non dolore organizzano allora delle compensazioni che l’organismo stabilisce per ovviare al cattivo funzionamento delle sue componenti.<br />
Essendo ogni parte del corpo completamente interdipendente dall’insieme delle strutture, l’ Osteopata tratterà l’insieme, permettendo al corpo di rimuovere le sue compensazioni e di restituire alle diverse strutture la mobilità iniziale.<br />
Prendiamo l’esempio del pianoforte: l’armonia delle note dipende da ognuna di esse, in presenza di una nota falsa, l’armonia si rompe e bisogna riaccordare il pianoforte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: www.marcopaonessa.it</p>
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